RECENSIONE_ Faltas Letters to Everyone in My Hometown Who Isn’t My Rapist

RECENSIONE_ Faltas Letters to Everyone in My Hometown Who Isn’t My Rapist

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Faltas, Letters to Everyone in My Hometown Who Isn’t My Rapist
di Cecilia Gentili

Recensione di Chiara Sagheddu

Vi è mai capitato di sentire la necessità – più che il semplice desiderio – di scrivere a tutti coloro che, nel bene o nel male, hanno lasciato un’impronta indelebile nella vostra vita? È proprio da questo bisogno che nasce Faltas, il memoir dell’attivista transgender Cecilia Gentili, morta a New York nel febbraio dello scorso anno.

Attraverso una corrispondenza unilaterale, composta da otto lettere, l’autrice si rivolge a tutti
coloro che “quel giorno” si sono resi protagonisti o complici di azioni determinanti per la sua vita,
ripercorrendo i momenti più dolorosi e significativi della sua infanzia. Pubblicato postumo in Italia grazie alla traduzione di Franco Malanima (Articoli Liberi), dal 10 ottobre 2025 Faltas è disponibile in tutte le librerie.

Argentina, anni ’70.
Cecilia Gentili cammina per le strade di Gálvez – suo paese natale – e pesca nel cestino dei
ricordi i suoi traumi più profondi, raccontati con un’ironia pungente e una crudezza perturbante che
riescono, al contempo, a divertire e a sconvolgere il lettore.

La storia ripercorre i primi anni di vita di Cecilia – all’epoca Alejandro – in un piccolo paese
di provincia, tra povertà, discriminazioni e abusi. La necessità di essere “donna”, la frustrazione di
sentirsi “aliena” e la colpa di percepirsi per questo “diversa” infiammano le pagine di Faltas e
raccontano la storia di un’affermazione identitaria potente e radicale.

Rosanna, Miguel, Inés, Helena, Juan Pablo, Abu, Mami… sono solo alcuni dei nomi che
emergono tra le pagine di Faltas, protagonisti di momenti determinanti, che l’autrice ci racconta con
sagacia e con immancabile autoironia. Sono relazioni ingarbugliate quelle intrattenute dai personaggi
e dalla protagonista, costrette al vincolo del dare e prendere – e spesso con la forza.

L’attivista esplicita le difficoltà legate all’essere una donna (scrivo “donna” perché bambina,
Cecilia non lo è mai stata) transgender nell’Argentina degli anni Settanta: un groviglio di molestie,
pettegolezzi e omissioni che scuotono il lettore e lo catapultano nel crudo scenario di una società
culturalmente complessa, nella quale il piccolo Alejandro trova spesso rifugio tra le braccia sbagliate.
Non è solo un libro del perdono, né della remissione. Si tratta piuttosto di un tentativo di
riappropriazione, di ciò che appartiene a tutti e di cui nessuno è consapevole fino in fondo: la libertà
di essere autentici.

Faltas è un libro pungente, catartico e doveroso: una resa dei conti col passato, che permette
finalmente all’autrice – e al lettore – di accedere ad un nuovo tipo di libertà, troppo a lungo negata.

Link Articoli Liberi Faltas

Traduzione del romanzo: Franco Malanima, scrittore e direttore editoriale di Articoli Liberi

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