Le rovine_ RECENSIONE
___di Chiara Sagheddu
“Arrivano le sei, dicevano, i sei nei, eccole qua: le sei geishe, sei gocce
d’acqua, i sei cavalieri, i sei uomini del re, dicevano i vicini. Eccole che arrivano”
Eccole che arrivano, pronte a guadagnarsi il loro posto tra le rovine di una realtà urbana feroce: sono le sei protagoniste di Ruins, child, il romanzo d’esordio dell’artista queer italoamericana Giada Scodellaro – vincitrice del Novel Prize 2024 – che sarà pubblicato contemporaneamente in Italia (Articoli Liberi), Regno Unito (Fitzcarraldo Edizioni), Australia (Giramondo) e Stati Uniti (New Directions).
Le rovine è il titolo del romanzo tradotto per Articoli Liberi da Francesca Parlapiano, che farà parte della collana Dear Words – dedicata a “libri unici e inclassificabili” – in uscita il 24 marzo 2026.
Doveroso, se non necessario, partire dalla scelta del titolo, che rimanda alla natura frammentaria della struttura del romanzo, alla pluralità della voce narrante – una e molteplice – e al costante cambio di prospettiva entro cui il lettore è chiamato a orientarsi, per non essere lasciato indietro da una narrazione travolgente e scalpitante.
Le vite “(6)” di Sanaa, Jackie, Mona, Pearl, Seret e Beryl si snodano tra l’intimità di un appartamento condiviso e il caos di un set cinematografico, dove i frammenti di discorso corale restituiscono l’immagine di un’atmosfera costantemente affollata e vagamente distopica.
L’autrice sbircia dall’obiettivo di una cinepresa in movimento le vicissitudini di protagoniste uniche: femministe, nere, sciolte e audaci, che lottano per affermarsi in una giungla urbana rigida e convenzionale, dove essere liberi è una minaccia e non una virtù:
“Scioltezza – è di questo che ha paura la gente, nelle persone, nelle donne e negli oggetti”
Attraverso una prosa marcatamente cinematografica e deliberatamente caotica, Giada Scodellaro dipinge un ritratto familiare fluido, una comunità fuori dall’ordinario, svincolata dalle convenzioni tradizionali. Una scrittura che nasce dalla necessità di riscrivere la realtà femminile afroamericana e di rivendicare la libertà di non seguire schemi prestabiliti, perché “innovare è uscire dai binari” è un motto inciso
su ogni pagina.
Le rovine è un romanzo che parla e si muove, trascinando il lettore alla scoperta di una realtà aperta e molteplice, dove per ritrovare l’ordine non basta l’equilibrio: serve il caos.